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La Nostra Storia

Secondo quanto narrato dal Professore e storico Presidente della nostra Associazione, Giuseppe Francaviglia, nel volume Il Rione Panzera dalla nascita ai nostri giorni, redatto nel 1988, il Partito Panzera nacque a seguito di una scissione avvenuta nel 1880. Francaviglia racconta che, secondo quanto riferitogli da Nino Galatà — esponente del “Partito Panzera” e fratello minore dei cosiddetti “Bufalacchi”, tra i fondatori del Partito — l’episodio risalirebbe al maggio del 1883.

In quel periodo, alcuni giovani dalla fervida immaginazione, seduti accanto a un grande masso di pietra lavica situato all’angolo tra via Vittorio Emanuele e via Montalto, ebbero l’idea di dare libero sfogo alla loro creatività mettendo in scena un dramma intitolato Antonio Schiavone. Dopo aver ricevuto i primi consensi e aver giurato di impegnarsi nella realizzazione dell’opera, il gruppo si pose il problema di individuare un luogo idoneo in cui rappresentarla.

Fu quindi chiesto a don Antonino Caponnetto il permesso di utilizzare il suo “malazzeni” — un grande fabbricato adibito al deposito del raccolto annuale — che in quel momento era vuoto e che si trovava all’incrocio tra via Vittorio Emanuele, via Montalto e via Regina Margherita. Don Antonino Caponnetto accettò di buon grado la richiesta. Dopo un’accurata preparazione, iniziarono i lavori di allestimento del palcoscenico, realizzato con rozze tavole di legno e coperte da letto.

Il tema centrale dell’opera era il brigantaggio, fenomeno che in quel periodo affliggeva gran parte della Sicilia. Durante l’atto finale, nel quale la legge riusciva ad arrestare il protagonista dopo un conflitto a fuoco, i giovani attori, desiderosi di rendere la scena più spettacolare, caricarono i propri fucili con una quantità eccessiva di polvere da sparo. Sparando verso l’alto, finirono per sfondare il tetto dell’edificio. In breve tempo si diffuse il panico tra la folla presente, la quale, nel tentativo di fuggire, fece cadere a terra lucerne e lumini a olio, provocando così un principio d’incendio. I protagonisti, viste le circostanze, si diedero alla fuga.

L’esperimento teatrale non ebbe dunque l’esito sperato. I giovani decisero pertanto di fondare un nuovo “partito”, nel quale convogliare le proprie energie e la propria creatività al fine di onorare la Santa Patrona Anastasia. Non è tuttavia noto con certezza chi ebbe per primo l’idea di dar vita al nuovo sodalizio.

 

L’iniziativa fu successivamente portata a conoscenza degli altri cittadini e, dopo aver ottenuto l’approvazione del quartiere, i promotori si rivolsero al sindaco di allora Tomaselli per ottenere il necessario nulla osta. In un primo momento, la proposta non fu accolta con grande favore dal primo cittadino, il quale temeva che la nascita di un terzo partito potesse gravare eccessivamente sulla fragile economia dell’allora piccolo centro di Motta Sant’Anastasia. Nonostante tali perplessità, anche in considerazione dell’insistenza dei concittadini, egli decise infine di approvare la richiesta mediante un’ordinanza che sancì ufficialmente la partecipazione ai festeggiamenti in onore di Sant’Anastasia di un nuovo “partito”: il Partito Panzera.

Secondo la memoria storica, i padri fondatori e promotori della nascita del partito furono:

-Bellia Giuseppe, soprannominato Carmunu Cipudduni (18/07/1859 – 14/01/1937);

-Caruso Sebastiano, soprannominato Janu Pizzolu (06/08/1864 – 09/12/1935);

-Caruso Francesco, soprannominato Cicciu Ucceri (02/02/1888 – 21/02/1969);

-i fratelli Cucchiarazza, ovvero Di Stefano Antonino (01/01/1860 – 23/10/1946) e Di Stefano Simone (13/09/1855 – (22/09/1943);

-i fratelli Bufalacchiu, ovvero Galatà Stefano (22/01/1859 - 27/10/1918) e Galatà Antonino(26/11/1870 – 26/07/1940);

-Caruso Salvatore, soprannominato Turi Bagghiolu (26/09/1867 – 16/01/1952);

-Condorelli Carmelo, soprannominato Carmunu Cipudduni (10/02/1876 – 10/06/1965);

-Balsamo Sebastiano, soprannominato Zu Janu Sinzali (01/10/1865 – 10/04/1959);

-Fusto Salvatore, soprannominato Turi Upparu (09/11/1879 – 03/01/1963).

Le classi sociali da cui ebbe origine il Partito Panzera erano costituite da centinaia di massari, mezzadri, piccoli e grandi proprietari terrieri, braccianti agricoli, artigiani, professionisti, impiegati e figli di contadini. In una fase iniziale, tali gruppi sociali si erano riconosciuti in un altro partito mottese, il Partito dei Campagnoli, fondato nel 1820.

 

Nel corso degli anni, probabilmente a causa di dissidi interni relativi alla leadership e alla gestione del partito, si verificò una scissione dalla quale, alla fine dell’Ottocento, nacque il Partito Panzera. Tale frattura fu alimentata anche dalle tensioni sociali tra i diversi gruppi che componevano il partito originario. La presenza di una molteplicità di ceti sociali favoriva infatti frequenti contrasti e non erano rari episodi di discriminazione da parte dei contadini nei confronti dei mezzadri.

Per quanto riguarda l’etimologia del nome “Panzera”, Francaviglia afferma che esso derivi, secondo la sua personale opinione, dalla parola dialettale panza, che in italiano corrisponde a “pancia”. La scelta di tale denominazione sarebbe legata proprio al ceto sociale dei fondatori del nuovo partito — massari, mezzadri e proprietari terrieri — una categoria di persone che, grazie alle loro maggiori disponibilità economiche, poteva permettersi un’alimentazione più abbondante e, simbolicamente, “farsi la panza”.​ Ad oggi il quartiere dei Panzera si estende dall’estremità sud di Piazza Umberto, più precisamente dal Monumento dei Caduti, a via Mazzini, via Garibaldi, tutta via Vittorio Emanuele, dove al civico 442 fu ricostruita ed inaugurata nel mese di Agosto del 1987 la nuova sede sociale, fino a via Montalto, via F. Francaviglia, via Vespri, via Dei Mille, via Del Plebiscito e giù fino ad arrivare a via Roma, via Regina Elena, e tutti i nuovi quartieri come: via Zuara, via del Risorgimento, via Stazione Motta.

Il blasone dell’Associazione è costituito da uno scudo sannitico (o francese moderno) a doppio arrotondamento asimmetrico, tagliato in fascia circa a metà da una banda dorata caricata di tre stelle nere a cinque punte, equidistanti tra loro. Nel campo superiore, a sinistra della fascia, su sfondo bianco, compare una lettera “P” nera, richiamante il nome “Panzera”. Nel campo inferiore dello scudo è presente un motivo a spina di pesce, formato dall’alternanza di tre bande rosse e tre bande bianche, di cui l’ultima banda bianca di maggiore larghezza. Al di sotto dello scudo si dispongono due pergamene in stile barocco, biforcute alle estremità distali e incrociate tra loro: quella di sinistra reca l’iscrizione “Rione”, mentre quella di destra riporta la scritta “Panzera”, leggermente sovrapposta alla prima. A sormontare lo scudo vi è una corona dorata, il cui cerchio è impreziosito da rubini rossi a losanga e da altri a base esagonale. La corona è inoltre sovrastata da quattro fioroni d’oro equidistanti, ornati da rubini rossi a cabochon (dei quali solo tre sono visibili), alternati a quattro punte di lancia, ciascuna sormontata da un rubino rosso a cabochon (dei quali soltanto due risultano visibili). Lo stemma è stato registrato nel 2023 presso l’Ufficio Marchi e Brevetti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy della Repubblica Italiana.

  • Francaviglia Giuseppe, Il Rione Panzera dalla nascita ai giorni nostri, Edizioni Coop. Gymnasium, 1988, p. 21 e pp. 23-27.

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