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La Nostra Storia

- Le Origini:

Nino Galatà - ex esponente del “Partito Panzera” e fratello minore dei Bufalacchi (f.lli fondatori insieme ad altri soci del Partito Panzera) – raccontava che correva l’anno 1883, precisamente nel mese di Maggio, quando alcuni ragazzi dalla fantasia estroversa, seduti accanto ad un grosso masso di pietra lavica all’angolo tra Via Vittorio Emanuele e Via Montalto, pensarono di poter dare sfogo alla loro creatività con una rappresentazione di un dramma dal titolo ‹Antonio Schiavone›. Dopo aver ricevuto i primi consensi e le prime adesioni e dopo aver solennemente giurato di impegnarsi per la realizzazione di quel dramma, quel gruppo di ragazzi, si posero il problema di dove poter rappresentare al pubblico Mottese quel dramma. Fu pregato allora Don Antonino Caponnetto, proprietario di un vasto “malazzeni” - un grande fabbricato usato per depositarvi il raccolto dell’anno -  vuoto, che si trovava proprio vicino a quel grosso masso in cui nacque quell’idea, più precisamente nell’incrocio tra Via Vittorio Emanuele, Via Montalto e Via Regina Margherita. Tale Don Antonino Caponnetto accolse la proposta ed acconsenti l’uso del suo locale per mettere in scena quel dramma. Dopo una meticolosa preparazione, iniziarono i lavori per la preparazione del palcoscenico, che fu allestito con rozze tavole e coperte da letto. Il dramma parlava di uno spinoso problema siciliano dell’epoca, il brigantaggio. Ma sicuramente la parte più interessante di quel dramma fu la realistica messa in scena del dramma stesso, tanto che all’ultima scena, in cui la legge riusciva ad arrestare il protagonista, dopo un conflitto a fuoco, quei giovani che recitarono la scena, presi dalla foga di far una bella figura, caricarono i propri fucili con polvere da sparo più del necessario, e sparando verso l’alto, sfondarono il tetto e in poco tempo si seminò il panico tra la folla presente. I protagonisti, viste le circostanze, fuggirono, e fu informato il Sindaco che intervenne con effetto immediato. Ma poco dopo, accortosi della poca gravità del fatto, decretò il non luogo a procedere. Considerato che con la rappresentazione quel gruppo di ragazzi non ebbe tanta fortuna, non si sa effettivamente chi personalmente ebbe l’idea di dar vita a un nuovo “partito” per poter indirizzare quelle energie e quella creatività mostrata al fine di onorare la Santa Patrona Anastasia. Tale idea brillante, invece, fu portata a conoscenza da parte di altri e dopo aver avuto l’approvazione del quartiere, i protagonisti si rivolsero al Sindaco di allora, tale Sig.Tomaselli, per avere il nulla osta. Inizialmente tale proposta non fu accolta con tanta propensione da parte del Sindaco, perché pensava che un terzo partito sarebbe stato di notevole peso economico per l’allora piccolo paese di Motta Sant’Anastasia, data la scarsa economia paesana. Ma nonostante ciò, e vista anche l’insistenza da parte dei propri concittadini, egli decise di approvare la proposta, con una propria ordinanza che decretò ufficialmente la partecipazione ai festeggiamenti in onore di Sant’Anastasia di un nuovo “partito”, il Partito Panzera.

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-  Gli “antenati” e l’etimologia del Partito Panzera:

Riprendendo lo scorso capitolo possiamo quindi elencare da chi era composto quel gruppo che ebbe la brillante idea di creare un nuovo “partito”, il Partito Panzera. I padri fondatori e responsabili della nascita del “partito” furono:

  • Bellia Giuseppe, soprannominato Carmunu Cipudduni;

  • Caruso Sebastiano, soprannominato Janu Pizzolu;

  • Caruso Francesco, soprannominato Cicciu Ucceri;

  • I F.lli Cucchiarazza, composti da Di Stefano Antonino e Di Stefano Simone;

  • I F.lli Bufalacchiu, composti da Galatà Stefano e Galatà Antonino;

  • Caruso Salvatore, soprannominato Turi Bagghiolu;

  • Condorelli Carmelo, soprannominato Carmunu Cipudduni;

  • Balsamo Sebastiano, soprannominato Zu Janu Sinzali;

  • Fusto Salvatore, soprannominato Turi Upparu.

Le classi sociali e i ceti sociali da cui deriva il Partito Panzera si contavano tra centinaia di ex “massara”, mezzadri, proprietari grandi e piccoli, braccianti agricoli, artigiani, figli di massara, professionisti, impiegati e figli di contadini. Tali classi si ritrovavano anche in un altro “partito” Mottese, il Partito dei Campagnoli, nato nel 1820, insieme al Partito dei Maestri, da cui avvenne una scissione proprio con il poi fondato alla fine dell’800 Partito Panzera. Tale scissione avvenne per i dissidi che si crearono intorno a chi avrebbe dovuto prendere il controllo del Partito dei Campagnoli, visti anche i ceti sociali che si andavano a confrontare, era molto frequente dar luogo ad atti discriminatori e sopraffatti. L’etimologia del nome “Panzera” deriva invece dalla parola dialettale “Panza”, in Italiano “Pancia”. Il motivo di tale scelta deriva proprio da chi rappresentasse il “partito”, ovvero, come anche citato in precedenza da: massara, mezzadri e piccoli o grandi proprietari, ossia, una categoria di persone che, grazie alle loro mansioni, potevano permettersi di avere o farsi la “Panza”.

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- Gli anni successivi alla nascita del “Partito”:

Gli anni successivi alla nascita del “Partito” furono caratterizzati da eventi tragici che portarono ad anni di vera e propria riscossa. Sicuramente il primo evento che mise in difficolta tutta la popolazione, fu la Grande guerra, che difatti fermò nel paese ogni tipo di attività e fervore. Inoltre, oltre alla paura, accresceva sempre più la speranza e la devozione a Sant’Anastasia che era particolarmente rivolta a coloro che furono spediti sul fronte. Purtroppo molti di quei ragazzi che partirono in guerra non tornarono più, come anche dimostra la lunga lista di nomi scritta sul bianco marmo dell’allora nuovo Monumento ai Caduti, collocato in Piazza Umberto I, proprio per commemorare essi. Coloro che invece ebbero la fortuna di tornare, sia invalidi sia in buona salute, si dedicarono a curare gli affari della propria famiglia. In tutto ciò, nonostante il periodo che si stesse passando, nel Partito Panzera fiorì una nuova rosa di ragazzi che ressero le sorti del “partito” per i venti anni successivi, e portarono i Panzera, particolarmente negli anni successivi al Primo Dopoguerra, alla ribalta della cronaca con vari successi che premiarono il “partito”. Uno di questi, avvenuto nel 1933, fu inerente all’eccellente sparo di fuochi d’artificio, che portò ai Panzera una medaglia d’oro e un diploma. Ma la cosa più interessante che quei ragazzi riuscirono a trasmettere fu, come per incanto, il senso di amore verso il proprio quartiere e verso Sant’Anastasia, quel senso di amore che si risvegliò nelle vecchie generazioni che lo avevano vissuto prima della guerra e che nacque nelle nuove generazioni che lo tramandarono col tempo sino ad arrivare ai giorni nostri. Tornando a quei ragazzi che permisero ciò, essi divennero, insieme al Partito Panzera, un simbolo di Motta, tanto da essere riconosciuti in tutto il paese, anche dai nostri avversari. Un uomo in particolare, tale Ninu Canariu, di cui il suo vero nome era Randazzo Antonino, fu riconosciuto anche in un articolo del giornaleU Marranzanu” del settembre 1930, articolo che attualmente viene custodito all’interno della Sede sociale del Rione. Tale articolo lo citava cosi:

 

-“Ecco un pirotecnico di Motta Sant’Anastasia, il famoso Nino Canariu, al secolo Randazzo Antonino, contadino di professione, tanto famoso e bravo nella sparatoria di bombe quanto in guerra fu valoroso combattente e si meritò la promozione a sottufficiale per merito di guerra e la medaglia d’argento al valore militare.

 

Continuava l’articolo:

 

-“Ora a Motta Sant’Anastasia capeggia il partito dei Panzera contro i due partiti dei Contadini e dei Maestri, che sono i suoi nemici in tempo di festa.

 

Di questo passo il partito si portò sempre più avanti fino alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Con lo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale, come avvenne con la Grande Guerra, tutto si fermò nuovamente, tutto tacque, tranne le preghiere e le “prumissioni”, ossia le promesse di voto a Sant’Anastasia, che si fecero sempre più frequenti verso coloro che partirono sul fronte, come accadde per coloro che lottarono durante il Primo Conflitto Mondiale. Nel Secondo Dopoguerra tutte le attività di paese ricominciarono, tra cui la più importante del paese che si svolge ogni anno nel mese di Agosto, ossia, i festeggiamenti in onore di Sant’Anastasia che, con il passare degli anni, videro il Partito Panzera sempre più attorniato e collaborato da un nutrito gruppo di uomini maturi e da una folta folla di giovani entusiasti e animati da una indescrivibile devozione per la propria compatrona Sant’Anastasia, che portarono idee sempre più nuove e impegnarono tutto il quartiere in uno sforzo enorme per la preparazione dei festeggiamenti con carri simbolici e finali pirotecnici di brillante effetto. Con il passare del tempo si arriva agli anni che vanno dal 1950 al 1980, ovvero i più appassionanti e ricchi di avvenimenti per la vita del “partito”. Gli avvenimenti più noti furono:

  1. Nell’anno 1955, prima dei festeggiamenti alla Santa Patrona, venne modernizzato il fercolo di Sant’Anastasia che, con il passare degli anni, si ridusse in decrepite condizioni. I cambiamenti che subì il fercolo interessarono i colori e soprattutto la parte inferiore che venne trasformata in modo da essere resa mobile, con delle ruote. Ma il punto più importante di quell’avvenimento riguardò la gestione del restauro del fercolo, difatti, colui che sino a poco tempo prima era il curatore del fercolo, rifiutandosi di restaurarlo, per questioni economiche, la gestione passò ai partiti. Passando la gestione ai partiti fu instaurata una commissione apposita che stabili che, da quell’anno in poi, il fercolo, nel corso dei festeggiamenti, doveva essere curato e illuminato, a turno, da un solo “partito” alla volta e che a “capovara” - il capo-mastro, generalmente un laico devoto che ha il prestigioso compito di dirigere la processione dall'alto del fercolo, sul quale ha il diritto di salire - ci fosse stato o il presidente o un componente dello stesso “partito” che curava gli addobbi per quell’anno.

  2. Nell’anno 1968, i “partiti”, per distinguersi dai partiti politici, cambiarono denominazione in “Rioni”. Quindi a Motta i tre “partiti” si trasformarono rispettivamente in: Rione “Giovani Maestri”, Rione “Vecchia Matrice” e Rione “Panzera”.

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